Genesi journal di Renato D'Andria

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TREMONTI: FERMI TUTTI, NESSUN CATACLISMA SOVRANISTA ALL’ORIZZONTE
Sovranismo e globalismo non sono la battaglia ideologica del XXI secolo, perché la realtà non si costringe in questo dualismo. «Io non mi riconosco, nello schema binario sovranismo vs globalismo, un’alternativa esiste e la trovi negli esempi della storia». Parola di Giulio Tremonti, presidente di Aspen Institute. In una serie di interviste a tutto campo, negli ultimi, confusi giorni di tensione sui mercati l’ex ministro ha provato a fare ordine, centrando i punti chiave della fase economica in atto. Ultima, in ordine d tempo, la lunga intervista rilasciata ieri ad Annalisa Chirico per Il Foglio, in cui si mostra fiducioso nel fatto che all’orizzonte non si profili alcun cataclisma sovranista, perché – osserva – la Storia segue dinamiche ben più complesse.
Debito pubblico e picchi dello spread sono naturalmente al centro della sua riflessione. Per Tremonti, «essere in grado di onorare il debito è un punto cruciale, e non perché vi siano attualmente complotti quali quello, per intenderci, che da un giorno all’altro mandò a casa un governo nel 2011. Lapidario l’ex ministro: «Non ci sono complotti ora, ma ci sono stati – ha dichiarato a La7 – eccome. Io me li ricordo i complotti, nel 2011, quando Germania e Francia volevano i nostri soldi per salvare le loro banche, e c’era al Quirinale una “quinta colonna”. Ma era un mondo molto diverso. Adesso è solo una questione economica: bisogna capire se da fuori, o anche in Italia, conviene o meno comprare i nostri titoli pubblici. E’ una partita tutta economica».
La domanda sui nostri titoli di Stato, infatti, per Tremonti «non dipende tanto dalla speculazione, quanto piuttosto dalla fiducia dei grandi fondi americani, anglosassoni europei, che devono pagare, come noi, le pensioni, la sanità, la scuola etc. E investono solo se hanno fiducia. Questo è il grande problema che abbiamo».
Poi c’è l’economia, che a giudizio dell’ex ministro sta complessivamente rallentando, specialmente in Europa. Con riflessi ovviamente anche sull’Italia, dove il governo gialloverde, nato dal voto del 4 marzo che ha spaccato il Paese («il nord è andato da una parte, il sud dall’altra», continua a dare l’impressione di essere «in campagna elettorale permanente», alimentando la sfiducia.
Quanto allo spettro della Grecia, che torna ad agitarsi ad ogni nuova dichiarazione dei due vicepremier e successive, piccate risposte dagli inquilini di Bruxelles, Tremonti ha dipinto il quadro terribilmente realistico nell’intervista rilasciata a 10 anni Moneyfarm per i dieci anni da Lehman Brothers. «In un week end del 2008 la parte principale del sistema bancario del nord Europa è saltato. Sono andati alla Commissione, a Bruxelles, hanno detto che erano falliti e hanno avuto gli interventi pubblici. Da allora è cambiata tutta la mappa bancaria e sono saliti tutti i debiti pubblici. Poi è successo di tutto, fino alla tragedia della Grecia».
«Il problema – conclude Tremonti – non è che la Grecia è entrata in Europa, è che l’Europa è entrata nella Grecia, regalando denaro per le Olimpiadi, le piscine, le Mercedes, poi, quando sono falliti… in genere quando fallisce un debitore fallisce anche il creditore. Ma non è così quando il creditore è la Germania o la Francia».

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